Il karate e la difesa personale.
aprile 8, 2009
Lo confesso, sono innamorato del karate, in tutte le sue forme (purché “tradizionali”, qualsiasi cosa ‘sta parola significhi). Già questa condizione, oggi, mi condannerebbe all’ostracismo ovunque si parli di arti marziali, specie se legate all’autodifesa. Perché, diciamocelo, ormai l’assoluta mancanza di efficacia delle tecniche di karate “tradizionale”, con la possibile eccezione del kyokushinkai, è presa come verità scientificamente assodata. E pensare che per 15 anni ho sudato e sanguinato nel dojo, pensando di irrobustirmi, di forgiarmi e… perché no… di imparare a “combattere”. Misteri dell’umana fragilità.
Vista la totale mancanza di praticità del karate (lo diceva anche Wang Shujin!), mi piace allora ritornare ad un passo di un Maestro (anche lui, guarda caso, mediocre incapace, secondo la critica più o meno storiografica contemporanea. Il passo che segue è tratto da G. Funakoshi, Karate-do Kyohan, nell’edizione inglese di T. Ohshima, Kodansha, 1973, pagine 234-235. Bisogna ricordare la collocazione del passo – i consigli alle donne in merito all’autodifesa – ed il contesto storico e sociale in cui si inserisce. Ciononostante, credo che sia degno di nota, soprattutto in un’epoca in cui spopolano le tecniche di combattimento che promettono l’invincibilità o quasi (leggi Brazilian Jujitsu o Muay Thai).
La traduzione dall’inglese è mia:
“PRINCIPI SEGRETI
Tattiche rozze sono fonte di ferite gravi (una conoscenza superficiale è cosa pericolosa) è un proverbio spesso citato e, allo stesso modo, con una conoscenza appena limitata delle arti marziali, una persona potrebbe diventare sconsiderata e ricevere ferite dalle conseguenze permanenti: è quindi necessario ricordare di stare sempre attenti.
Il principio segreto delle arti marziali non è vincere l’aggressore, ma decidere di evitare uno scontro prima ancora che avvenga. Diventare l’oggetto di un’aggressione mostra che c’era un’apertura nella propria guardia, e la cosa importante è restare sempre in guardia. Bisogna evitare di camminare da soli la notte, se possibile, e, quando ciò sia inevitabile, bisognerebbe scegliere un percorso che consenta di evitare le aeree pericolose.
Se, nonostante queste precauzioni, si venisse attaccati da un malvivente in un momento di sfortuna, allora è meglio scappare. Scappare il più lontano possibile e cercare rifugio in una casa o chiamare aiuto a gran voce sarebbe la forma migliore di difesa personale. Spesso, per timidezza, le donne non cercano rifugio in casa di estranei, né cercano altre forme di aiuto quando si trovano fisicamente minacciate. Essere timide in simili frangenti, tuttavia, significherebbe fare il gioco del proprio assalitore.
Quando non ci sono vie di fuga o se si è catturati prima ancora che sia possibile tentare di fuggire, allora per la prima volta si potrebbe prendere in considerazione l’uso di tecniche di autodifesa. Anche in simili frangenti, non mostrate alcuna intenzione di attaccare, ma prima lasciate che l’attaccante si senta eccessivamente sicuro di sé. A quel punto attaccatelo, concentrando tutta la vostra forza in un colpo ad un punto vitale, e, sfruttando l’effetto sorpresa, scappate e cercate rifugio o aiuto. È importante rimanere in guardia senza diventare nervosi o eccitati e di agire con sangue freddo durante tutta una situazione simile fin dal principio ed anche una volta che la situazione sia sotto controllo.
Non si può sottolineare a sufficienza l’importanza di usare tutta la propria forza e di essere precisi quando si colpisce l’aggressore. Nel caso che tale colpo sia inefficace, l’aggressore diventerà ancora più violento, un punto da non dimenticare. L’importanza di usare tutta la propria forza e di mettere tutto il proprio cuore ed il proprio spirito in quest’unico tentativo è stata sottolineata, ma è anche importante fare ciò solo dopo aver raggiunto la conclusione razionale che non c’è altra via d’uscita.”